National Collective

Non sparate sul pianista

Lo so che Salmond e Darling e la regina e il pound e tutto.

Però la campagna referendaria in Scozia è anche qualcosa in più.
Comunque finisca, è bello esser qua mentre questi provano a cambiare il verso in cui gira il loro mondo.

Così ieri mi son ritrovata all’ultima serata edimburghese del National Collective, un comitato che raggruppa 3000 artisti schierati in favore del SI.
Tremila non son pochi e non saprei come trovarli in Veneto o in Sardegna.

Andy Summers, fotografo e architetto che ho avuto modo di intervistare per un reportage che forse non pubblicherò mai, mi racconta che il collettivo nasce nell’ottobre 2011 in una stanza da letto di Edimburgo.

Dependence is for kidsDa là sono diventati (come direbbe Adorno) un caotico punto di riferimento per tutto il mondo del SI, non fosse altro perché questi pittori, cantanti, fotografi, musicisti registi, poeti, autori teatrali ecc. hanno prodotto buona parte delle immagini, parole e sperimentazioni di cui questa campagna è vissuta.
Hanno fatto della loro arte un viaggio verso l’indipendenza (non solo metaforicamente, ma anche più concretamente attraverso il Yestival, il festival itinerante che nel mese di luglio ha solcato le strade scozzesi).

Sì, poi c’è Salmond sopra e tutto l’SNP, ma, a volte, stando più giù, sembra un po’ che il filo del discorso sia sfuggito alla politica delle istituzioni. O almeno questo è ciò che sperano – e ci credono – tutti i gruppi grassroots che animano questo percorso verso l’agognata indipendenza: non solo il National Collective, ma anche Women for Independence, Business for Scotland, LGBT for Yes, Disabled People for Yes, Teacher for Yes, Mums for Change, Radical Independence, Common Weal, Farming for Yes, English Scots for Yes e tutti gli altri.

E ieri eravamo proprio giù, in un sottoscala – ‘”Art Cave” – che il collettivo condivide con una palestra di arti marziali nel quartiere nord della città.

National collective Edinburgh
Un palco improvvisato sul quale si sono avvicendati musicisti, poeti, registi, oratori di davvero ogni età: persone che si preparano a questo momento non da due anni, ma da molti più.
E, alle spalle degli spettatori, i lavori del gruppo Knitters for Yes, perché, sì, esistono anche i lavori a maglia dedicati ai supporter dell’indipendenza.

Tutti qua mi parlano di creare un mondo diverso; di ripensare la democrazia, i rapporti di potere, le proprie libertà.
E’ difficile non tifare per loro. O voler esser come loro.
Ma io gliel’ho detto che ogni rivoluzione finisce in burocrazia.
Come si fa ad aiutarli a far sì che una volta creata la loro Scozia indipendente, questa non sia poi solo un Regno Unito col nome più corto?

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